| Il Carmelo |
|
L'Ordine |
Nato sul
monte Carmelo
nel XII secolo,
sviluppatosi in
Europa dal XIII
secolo, l'Ordine
del Carmelo si è
caratterizzato
per la 'riforma'
costante con cui
ha intrecciato
il suo sviluppo.
La prima, la più
radicale forse,
quella dei
fondatori che da
crociati si
fecero eremiti.
La seconda, non
meno traumatica,
dei religiosi
arrivati in
Europa che da
eremiti si
fecero
mendicanti. Tra
le altre, comuni
nella vita
religiosa del
XV-XVI secolo,
quella delle
Scalze, iniziata
nella Spagna del
siglo de oro da
Teresa de Jesùs
, estesa anche
al ramo maschile
dell'Ordine, non
solo continua
ancora oggi ma
appella alla
riforma continua
dei suoi membri,
necessaria
perché ogni
generazione di
scalzi sia
fondatore per
quelli che
verranno dopo.
|
|
I
Carmelitani |
Al tempo del
regno latino di
Gerusalemme
(secc. XII-XIII)
esistevano
monasteri
bizantini presso
la “Grotta
d’Elia” sul
pendio del
promontorio del
Carmelo. Oltre
ai monaci
bizantini, nelle
grotte naturali
della Montagna,
si stabilirono
anche alcuni
eremiti. La
memoria del
Profeta entrò
tanto
nell’immaginario
degli eremiti,
che si diffuse
la leggenda che,
oltre ad Elia ,
Eliseo e i figli
dei profeti,
anche san
Giovanni
Battista fosse
un eremita del
Carmelo.
Tra il 1192 e il
1209, con
l’esito
vittorioso delle
crociate, non
pochi soldati e
pellegrini
europei
trovarono i
luoghi ideali
per ritirarsi
dal mondo e
donarsi alla
sequela di
Cristo. Così
alcuni,
affascinati
dall’epopea del
profeta Elia
scelsero il Wadi
es-Siah per
consacrarsi al
servizio della
Madonna sul
Monte Carmelo:
si chiamarono
perciò “Eremiti
del Carmelo” (o
“Eremiti
Latini”).
La vita degli
eremiti nelle
grotte del
Carmelo era
semplice: da
soli, lungo la
settimana,
pregavano e
lavoravano
artigianalmente
e coltivavano la
terra; si
radunavano il
sabato e la
Domenica per la
liturgia comune.
Per evitare di
essere esposti
all’emarginazione
da parte delle
autorità
militari,
politiche ed
ecclesiastiche,
gli eremiti
latini del Monte
Carmelo chiesero
e ottennero una
‘formula di
vita’ dal loro
vescovo Alberto,
patriarca di
Gerusalemme, che
li costituì in “collegium”,
e diede peso
pubblico al loro
vincolo
d’obbedienza che
professavano al
priore.
L’effetto
giuridico
dell’intervento
di sant’Alberto
fu decisivo:
esso mutò la
condizione degli
eremiti da
associazione
volontaria a
fraternità sotto
la giurisdizione
ecclesiastica.
La Regola (1207
ca.) venne poi
legittimata dal
Papa Onorio III
(1226) e
riconfermata da
Papa Gregorio IX
(1229).
Il loro arrivo
in Europa risale
al 1235, anno in
cui due
religiosi
ottennero il
permesso di
fondare una casa
a Valencienne,
in Francia.
L’immigrazione
generale, però,
ebbe luogo a
partire dal 1238
quando la Terra
Santa veniva
progressivamente
rioccupata dai
Musulmani:
l’esodo dei
Carmelitani
verso l’Europa
fu quasi totale.
Qui dovettero
adattarsi a
nuove condizioni
di vita: si
riavvicinarono
alle città e si
profilò una
certa vita
comunitaria. Si
rivolsero quindi
al Papa
Innocenzo IV,
per adattare la
Regola Primitiva
alla nuova
situazione
culturale e
sociale: da
eremita l’Ordine
si trasforma in
mendicante,
sull’esempio dei
Francescani e
Domenicani,
passando così
dall’eremo al
convento. Il
primo ottobre
1247, Papa
Innocenzo IV
pubblicò la
Regola
Modificata dei
Carmelitani.
L’architettura
primitiva
subisce qualche
ritocco
importante, ma
resta
l’ispirazione
primitiva.
|
|
I
Carmelitani
scalzi |
Movimenti di
riforma
dell’Ordine
iniziarono già
nella seconda
metà del secolo
XV (Mantova e
Albi). È in
questo periodo
che, sotto il
Padre Generale
Giovanni Soreth
(1394-1471),
vennero fondate
le Monache
Carmelitane.
La riforma che
ebbe maggiore
sviluppo fu però
quella avviata
in Spagna da
santa Teresa di
Gesù : fondando
ad Avila nel
1562 il
monastero di san
Giuseppe. La
riforma
teresiana,
fondata su
orazione, zelo
apostolico e
centralità della
vita
comunitaria, si
estese secondo
le intenzioni di
Teresa anche al
ramo maschile
dell’Ordine,
grazie
all’adesione di
san Giovanni
della Croce
(Duruelo 1568).
Non compresa e
non accettata da
parte
dell’Ordine, la
riforma dovette
chiedere a Roma
la separazione
giuridica
(1593). Da
allora esistono
due famiglie
religiose: i
Carmelitani
dell’Antica
Osservanza
(detti anche
Calzati) e i
Carmelitani
Scalzi o
Teresiani,
ciascuna con
Costituzioni e
un governo
proprio.
Nel 1600, i
Carmelitani
Scalzi d’Italia
venivano eretti
da Clemente VIII
nella
Congregazione di
san Elia, che
assumeva un
marcato
carattere
missionario, in
tutto
indipendente dal
ramo che invece
faceva capo agli
Scalzi di
Spagna.
Già due anni
dopo la morte di
santa Teresa
(1582), i
Carmelitani
Scalzi
giungevano a
Genova per
fondare il primo
convento
dell’Ordine
fuori di Spagna;
animatore
dell’impresa fu
p. Nicolò Doria.
Da questo
convento di
Sant’Anna il
Carmelo
teresiano si
diffuse in tutta
Europa, mentre
negli stessi
anni dalla
Spagna e dal
Portogallo gli
Scalzi partivano
per fondare in
America Latina.
|
Regola
"Primitiva"
dell’Ordine
della B. Vergine
Maria del Monte
Carmelo data da
S. Alberto,
Patriarca di
Gerusalemme,
corretta,
emendata e
confermata da
Innocenzo IV |
|
[1] Alberto, per
grazia di Dio
chiamato
patriarca della
chiesa di
Gerusalemme, ai
diletti figli in
Cristo
B[rocardo] e
agli altri
eremiti che
sotto la sua
obbedienza
dimorano sul
monte Carmelo,
presso la fonte
[di Elia],
salute nel
Signore e
benedizione
dello Spirito
Santo.
[2] Più volte e
in vari modi
[cfr Eb l, l] i
Santi Padri
hanno stabilito
come chiunque,
appartenga a
questo o a
quell’Ordine,
seguendo
qualsiasi forma
di vita
religiosa, debba
vivere
nell’ossequio di
Gesù Cristo [cfr
2 Cor 10,5] e a
lui servire
fedelmente con
cuore puro e
buona coscienza
[cfr 1 Tm 1, 5].
Ma poiché ci
chiedete che in
corrispondenza
col vostro
ideale vi
fissiamo una
norma di vita
che possiate in
avvenire
osservare:
[Del priore e
delle tre cose
da promettere a
lui]
[3] Stabiliamo
per prima cosa
che venga tra
voi eletto un
priore col
consenso unanime
di tutti o della
parte più
numerosa e più
valida. Ognuno a
lui prometta
obbedienza,
impegnandosi a
vivere veramente
con le opere
[cfr 1 Gv 3,
18], insieme
alla castità
alla rinuncia
della proprietà.
[La scelta dei
posti dove
risiedere]
[4] Potrete
fissare la
vostra residenza
in posti
eremitici o in
altri luoghi che
vi siano donati,
purché
rispondano
idoneamente al
vostro stile di
vita religiosa e
siano giudicati
adatti dal
priore e dai
fratelli.
[Le celle dei
fratelli]
[5] Inoltre,
tenuta presente
l’ubicazione del
posto scelto ad
abitazione,
ciascuno di voi
abbia la cella
separata,
secondo
l’assegnazione
fatta ad ognuno
dal priore, col
consenso degli
altri fratelli o
della parte più
valida.
[La mensa
comune]
[6] Tuttavia
questo avvenga
in modo che
possiate
mangiare in un
refettorio
comune quanto vi
sarà
distribuito,
ascoltando
insieme, dove si
può realizzare
senza
difficoltà,
qualche brano
della Sacra
Scrittura.
[L’autorità del
priore]
[7] Non sarà
lecito a nessun
fratello, senza
il consenso del
priore in
carica, di
cambiare con un
altro il posto
che gli è stato
assegnato.
La cella del
priore si trovi
vicino
all’ingresso,
affinché egli
possa andare
incontro per
primo a coloro
che vengono, e
secondo la sua
volontà e le sue
disposizioni sia
fatto tutto
quanto si deve
fare.
[La preghiera
continua]
[8] A meno che
non sia occupato
in altre
legittime
attività,
ciascuno rimanga
nella sua
celletta o
accanto ad essa,
meditando giorno
e notte la legge
del Signore [cfr
Sal 1,2; Gs l,8]
e vegliando in
preghiera [cfr 1
Pt 4, 7]
[Le Ore
canoniche]
[9] Coloro che
coi chierici
sanno recitare
le Ore
canoniche, le
recitino secondo
le prescrizioni
dei santi Padri
e la legittima
consuetudine
della Chiesa.
Coloro che non
sanno farlo,
invece, dicano
venticinque
Pater Noster
nelle vigilie
notturne,
eccettuate le
domeniche ed i
giorni solenni,
nelle cui
vigilie
prescriviamo che
detto numero sia
duplicato, in
maniera che si
dicano cinquanta
Pater Noster. La
stessa
preghiera, poi,
si dirà sette
volte alle Lodi
del mattino,
come si reciterà
sette volte per
ciascuna delle
Ore, ad
eccezione del
Vespro, per il
quale si dovrà
dire quindici
volte.
[Proibizione di
possedere
proprietà]
[10] Nessun
fratello dica di
avere qualcosa
di proprio, ma
tra voi tutto
sia comune [cfr
At 4, 32; 2,
443, e a
ciascuno venga
distribuito per
mano del priore
- o meglio del
fratello da lui
incaricato,
secondo le
necessità di
ognuno [cfr At
4, 35], tenendo
conto dell’età
dei bisogni dei
singoli.
[Cosa può
possedere la
comunità]
[11] Se sarà
necessario,
potrete
possedere degli
asini o dei
muli, come anche
allevare qualche
animale o
volatile.
[L’oratorio e il
culto a Dio]
[12] L’oratorio,
per quanto è
possibile, sarà
costruito in
mezzo alle
celle, e in
esso, se potrà
farsi
comodamente,
dovrete riunirvi
ogni mattino per
partecipare alla
celebrazione
della Messa.
[Le riunioni e
la correzione
dei fratelli]
[13] La domenica
o in altro
giorno, se è
necessario, vi
intratterrete su
quanto riguarda
la custodia
dello spirito
dell’Ordine e la
salute
spirituale. In
tali riunioni
siano corrette
con carità le
colpe e le
mancanze
eventualmente
riscontrate nei
fratelli.
[Il digiuno]
[14] Dalla festa
dell’Esaltazione
della santa
Croce fino alla
Domenica di
Risurrezione del
Signore,
digiunerete ogni
giorno,
eccettuate le
domeniche, salvo
che malattia,
debolezza fisica
o altra giusta
causa non
consiglino di
tralasciare il
digiuno, poiché
la necessità non
ha legge.
[L’astinenza
dalla carne]
[15] Vi
asterrete dal
mangiare carne,
a meno che non
dobbiate
prenderne a
causa di
malattia o di
debolezza.
E poiché in
viaggio dovete
piuttosto spesso
domandare la
carità, per non
essere di peso a
coloro che vi
danno
ospitalità,
fuori delle
vostre case
potrete cibarvi
con alimenti
preparati con
carne. E anche
viaggiando per
mare potrete
mangiare carne.
[Esortazioni]
[16] Ma poiché
sulla terra la
vita dell’uomo è
una prova [cfr
Gb 7, I ] e
coloro che
vogliono
piamente vivere
in Cristo devono
soffrire
persecuzione
[cfr 2 Tm 3,
12], e il
diavolo, vostro
nemico, va in
giro come leone
ruggente in
cerca della
preda da
divorare [cfr 1
Pt 5, 8],
cercate con ogni
cura di
rivestire
l’armatura di
Dio, in modo da
poter resistere
alle insidie
dell’avversario
[cfr Ef 6, 11].
I vostri fianchi
siano cinti col
cingolo della
castità [cfr. Ef
6, 14]; il petto
difeso da
pensieri santi,
poiché sta
scritto: “Un
pensiero santo
ti custodirà”
[Pr 2, 11, sec.
i LXX]. Dovete
indossare la
corazza della
giustizia [cfr
Ef 6, 14], per
poter amare il
Signore, Dio
vostro, con
tutto il cuore,
con tutta
l’anima, con
tutta la forza
[cfr Dt 6, 5]e
il vostro
prossimo come
voi stessi [cfr
Mt 19, 19; 22,
37. 39].
Dovete sempre
imbracciare lo
scudo della
fede, col quale
potrete spegnere
tutte le frecce
infuocate del
maligno [cfr Ef
6,16]. Infatti,
senza la fede è
impossibile
piacere a Dio
[cfr Eb 11,6].
Sul capo vi
porrete 1’elmo
della salvezza
[cfr Ef 6, 17],
affinché
attendiate la
salvezza
dall’unico
Salvatore, che
salva il suo
popolo dal
peccato [cfr Mt
1,21].
La spada dello
spirito, poi,
cioè la parola
di Dio [cfr Ef
6, 17], sia
abbondantemente
[cfr Col 3, 16]
nella vostra
bocca e nei
vostri cuori
[cfr Rm 10, 8],
e tutto quello
che dovete fare,
fatelo nella
parola del
Signore [cfr.
Col 3, 17; 1 Cor
10,31].
[Il lavoro]
[17] Dovete
attendere a
qualche lavoro,
affinché il
diavolo vi trovi
sempre occupati,
né a causa del
vostro ozio
riesca a trovare
qualche via
d’ingresso alle
vostre anime. In
questo avete
l’insegnamento e
l’esempio del
beato apostolo
Paolo, per bocca
del quale
parlava Cristo
[cfr 2 Cor 13,
3]: se seguirete
lui, scelto da
Dio predicatore
e maestro delle
genti nella fede
e nella verità
[cfr 1 Tm 2, 7],
non potrete
sbagliare.
Egli ha detto: “
Fra voi...
abbiamo lavorato
con fatica e
sforzo notte e
giorno per non
essere di peso
ad alcuno di
voi. Non che non
ne avessimo
diritto, ma per
darvi noi stessi
come esempio da
imitare. E
infatti, quando
eravamo presso
di voi, vi demmo
questa regola:
chi non vuol
lavorare,
neppure mangi.
Sentiamo infatti
che alcuni fra
voi vivono
disordinatamente,
senza far nulla
e in continua
agitazione. A
questi tali
ordiniamo,
esortandoli nel
Signore Gesù
Cristo, di
mangiare il
proprio pane
lavorando in
pace” [2 Ts 3,
7-12]. Questa
via e santa e
buona: camminate
in essa [cfr Is
30, 21]
[Il silenzio]
[18] L’Apostolo
raccomanda pure
il silenzio:
prescrive
infatti che
mentre si
lavora, lo si
osservi [cfr 2
Ts 3, 12]. Anche
il Profeta
afferma: “ Il
silenzio è il
custode della
giustizia” [cfr
Is 32, 17]. E
inoltre: ”Nel
silenzio è nella
speranza sarà la
vostra fortezza”
[cfr Is 30,15].
Perciò
stabiliamo che
dalla fine di
Compieta sino a
dopo Prima del
giorno seguente
osserviate il
silenzio.
Durante il resto
del tempo,
sebbene non si
esiga il
silenzio con
tanto rigore,
tuttavia si
eviti con molta
diligenza di
parlare troppo.
Infatti, come
sta scritto e
come non meno
insegna
l’esperienza:
“Quando si parla
molto, non manca
la colpa “ [Pr
10, 19], e: “Chi
e irriflessivo
nel parlare, ne
avrà danno” [Pr
13, 3]. E
inoltre, chi
parla molto,
ferisce la
propria anima
[cfr Sir 20, 8].
E il Signore nel
vangelo dice:
“Di ogni parola
oziosa che
avranno detto,
gli uomini
renderanno conto
nel giorno del
giudizio”. [Mt
12,36].
Perciò ciascuno
pesi le sue
parole e ponga
un freno alla
sua bocca,
affinché con la
propria lingua
non abbia a
scivolare e a
cadere, e la sua
caduta sia
insanabile e lo
porti alla morte
[cfr Sir 28,
29-30]. Col
Profeta
custodisca le
sue vie per non
peccare con la
lingua [cfr Sal
38, 2],
impegnandosi
diligentemente e
attentamente a
custodire il
silenzio, in cui
e riposto il
culto della
giustizia [cfr
Is 32, 17].
[Esortazione al
priore perché
sia umile]
[19] Tu,
fratello
B[rocardo], e
chiunque dopo di
te verrà
costituito
priore, abbiate
sempre in mente
ed osservate con
le opere quanto
il Signore dice
nel Vangelo:
“Chi vuol essere
grande tra voi
si farà vostro
servitore, e chi
vuol essere il
primo tra voi
sarà il servo di
tutti” [Mc 10,
43-44; cfr Mt
20, 26-27].
[Monito ai
fratelli perché
onorino il
priore]
[20] E anche
voi, fratelli,
onorate
umilmente il
vostro priore,
più che a lui
pensando a
Cristo che lo
volle vostro
superiore e che
a coloro che
nelle chiese
esercitano
l’autorità ha
detto: “Chi
ascolta voi,
ascolta me e chi
disprezza voi
disprezza me”
[Lc 10, 16].
Così non sarete
chiamati a
giudizio per
averlo
disprezzato, ma
per la vostra
obbedienza
meriterete il
premio della
vita eterna.
[Conclusione]
[21] Vi abbiamo
scritto queste
cose brevemente,
fissando per voi
una norma di
vita, secondo la
quale dovrete
vivere.
Se poi qualcuno
farà di più, il
Signore stesso,
quando tornerà,
lo ricompenserà.
Tuttavia si
comporti con
discrezione,
moderatrice
della virtù
|
|
Spiritualità
mariana |
Tratto specifico
della
spiritualità
carmelitana,
l'icona di Maria
contemplata come
Signora e Madre
ma anche
Sorella, diventa
il riferimento
per imparare a
vivere il
proprio
personale
cammino di
sequela di
Cristo
lasciandosi
plasmare dagli
atteggiamenti
della Vergine:
stupore,
disponibilità,
ascolto della
Parola, capacità
di
sopportazione,
ricerca
inesausta del
figlio (da
quando piccolo
si perse al
tempio, a quando
iniziò a
predicare tra le
folle suscitando
non poco rumore,
a quando,
abbandonato a
morire da solo,
trovò le braccia
della madre
pronte ad
accoglierne il
corpo).
Maria ha vissuto
fino in fondo la
sua avventura da
credente, ha
imparato a
lasciarsi
guidare dallo
Spirito nella
comprensione del
disegno del
Padre, è rimasta
fedele all'amore
che le aveva
toccato il
ventre e
trasformato la
vita. Con questi
occhi il
carmelitano
cerca in Maria
una guida, un
aiuto, un
esempioper
diventare
anch'egli, come
diceva
Elisabetta della
Trinità,
un'umanità
aggiunta a
quella del
Figlio.
Maria e il
Carmelo
Maria è al
Carmelo un
mistero di
presenza e di
imitazione, e
secondo
l’immagine
biblica divenuta
tradizionale
nell’Ordine:
Maria è la
bellezza del
Carmelo. Questo
luogo, già
ammirato nei
tempi antichi,
che significa
etimologicamente
giardino, rinvia
alla vita
spirituale:
Maria è il
giardino di Dio.
I primi eremiti
furono
affascinati
dalla sua
trasparenza:
bella della
gloria del
Verbo.
Più Maria
diventa la
Regina della mia
vita, più lo
Spirito diventa
la mia vita. In
curioso impeto
d’amore
fiducioso ed
ammirato, tutto
carmelitano,
Teresa di Gesù
Bambino lasciava
come suo ultimo
scritto:
"O Maria se
tu fossi Teresa
e io la Regina
del cielo,
vorrei essere
Teresa
perché tu sia la
Regina del cielo".
Il Carmelo è
tutto mariano.
È tutto proteso
a vivere con
Maria tutti i
misteri del
Figlio suo Gesù.
Flos
Carmeli (FIOR
DEL CARMELO)
Fior del
Carmelo, vite
fiorita,
splendore del
cielo,
tu solamente sei
vergine e madre.
Madre mite, pura
nel cuore,
ai figli tuoi
sii propizia,
stella del mare.
Ceppo di Jesse,
che produce il
fiore,
a noi concedi di
rimanere
con te per
sempre.
Giglio cresciuto
tra alte spine,
conserva pure le
menti fragili
e dona aiuto.
Forte armatura
dei combattenti,
la guerra
infuria, poni a
difesa
lo scapolare.
Nell’incertezza
dacci consiglio,
nella sventura,
dal cielo
impetra
consolazione.
Madre e Signora
del tuo Carmelo,
di quella gioia
che ti rapisce
sazia i cuori.
O chiave e porta
del Paradiso,
fa’ che
giungiamo dove
di gloria
sei coronata.
Amen.
|
|
Devozione nei
secoli |
Il Carmelo è una
catena montuosa
della lunghezza
di oltre 25 km,
che si estende
dal golfo di
Haifa, sul
Mediterraneo,
fino alla
pianura di
Esdrelon, in
Palestina.
L’altezza
massima
raggiunge i 546
metri.
Nella sacra
Scrittura è
ricordato per la
sua vegetazione
lussureggiante,
e diventa quindi
simbolo di
bellezza e
fecondità.La
tradizione,
confermata dal
nome che ancora
gli danno gli
arabi (Gebel Mar
Elyas), lo lega
al profeta Elia
, benché la
Bibbia ponga il
profeta in
relazione col
Carmelo una sola
volta (1 Re
18,19-46).
Su questo monte,
già
spiritualmente
collegato ad
Elia nella
tradizione,
nella seconda
metà del XII
secolo iniziano
un'esperienza
eremitica alcuni
"devoti Deo
peregrini"
occidentali,
legati alle
ultime crociate
del secolo, che
furono riuniti
in comunità da
Sant’Alberto
Avogadro,
patriarca di
Gerusalemme
(1206-1214), che
diede loro anche
la Regola .
Questi "fratelli
del Carmelo"
vivevano accanto
a "una piccola
chiesa dedicata
a nostra
Signora", e
verso la fine
del secolo XIII,
un pellegrino di
passaggio al
Monte Carmelo
poteva scrivere:
"Sulle pendici
di questo monte
Carmelo dimorano
gli eremiti
latini che sono
chiamati
Fratelli del
Carmelo. Vi
hanno costruito
una graziosa
piccola chiesa
dedicata alla
Madonna".
E così risulta
che i primi
Carmelitani si
sono votati fin
dalle origini
alla protezione
di Maria. Senza
dubbio vedevano
in Lei il
perfetto modello
della loro vita
contemplativa.
Il gruppo dei
"fratelli",
tornati nel '200
in Europa, si
chiamava già
"Ordine di Santa
Maria del monte
Carmelo",
secondo il
titolo -
certamente già
in uso - che
appare per la
prima volta in
un documento
pontificio di
Innocenzo IV
(1252).
È fuor di dubbio
che già nella
prima metà del
XIII secolo
l’Ordine è
mariano, fondato
in onore della
Vergine, e che i
religiosi si
professano
particolarmente
dedicati alla
Madre di Dio.
Tale dedicazione
- espressa
fondamentalmente
nella scelta di
Maria quale
"Signora" del
primo "luogo"
sul Carmelo -
costituiva i
"fratelli"
persone poste al
Suo totale
servizio, che si
esprimeva nella
vita in molti
segni di culto
comunitario e
privato.
Si può dire che
la Vergine "del
monte Carmelo",
come viene
sentita,
venerata,
contemplata dai
suoi "fratelli"
e da quanti in
seguito
parteciperanno
alla loro vita
religiosi, "confratres",
terziari, è al
centro
dell’esperienza
spirituale del
gruppo
costituitosi in
Terra Santa, con
il fine della
perfezione
evangelica, in
una solitudine
contemplativa
centrata sulla
preghiera
continua e
l’ascolto della
Parola, in un
clima di
semplicità,
povertà e
lavoro, come la
vita di Maria a
Nazareth.
Senza voler
accentuare
troppo, si
direbbe che i
"fratelli del
Carmelo"
guardano a Maria
di Nazareth,
"ancella del
Signore", come
all’ispiratrice,
guida, signora
della vita. Per
questo la
sentiranno madre
e sorella
insieme, in
un’atmosfera
d’intimità
orientata a
vivere in
pienezza la vita
teologale "nel
servizio di
Cristo", in un
clima di
semplicità e di
austerità. Il
riferimento, che
nel nome della
Madonna si dà al
monte (Madonna
del Monte
Carmelo), è
semplicemente
geografico-storico,
quale
indicazione del
luogo dove i
frati sono nati.
Per questo, in
origine, il
titolo "Santa
Maria del monte
Carmelo" non si
riferisce ad una
immagine
speciale o ad un
aspetto nuovo di
culto. Tanto è
vero che nella
manifestazione
concreta della
loro "pietà",
espressa subito
anche nei titoli
delle varie
chiese, i
Carmelitani
accentueranno
per lo più gli
aspetti della
Maternità
divina, della
Verginità,
dell’Immacolata
concezione,
dell’Annunciazione.
Perciò, nella
tradizione
primitiva, "S.
Maria del monte
Carmelo" è
semplicemente la
Madonna del
Vangelo, la
purissima
vergine Maria,
che accoglie e
custodisce la
Parola e col suo
"si" diventa
madre del Figlio
di Dio fatto
uomo.
Della razza di
questi primi
fratelli Eremiti
sono i
Carmelitani e le
Carmelitane,
tutti uniti
nello sforzo di
guardare a Dio,
con Maria, come
Maria. Talmente
vivono in sua
compagnia che la
chiameranno ben
presto
"sorella".
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| 2010 © Santuario Divina Maternità - Casa di Preghiera dei Padri Carmelitani Scalzi - Concesa di Trezzo sull'Adda (MI) |
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