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Il Carmelo
L'Ordine
Nato sul monte Carmelo nel XII secolo, sviluppatosi in Europa dal XIII secolo, l'Ordine del Carmelo si è caratterizzato per la 'riforma' costante con cui ha intrecciato il suo sviluppo.
La prima, la più radicale forse, quella dei fondatori che da crociati si fecero eremiti. La seconda, non meno traumatica, dei religiosi arrivati in Europa che da eremiti si fecero mendicanti. Tra le altre, comuni nella vita religiosa del XV-XVI secolo, quella delle Scalze, iniziata nella Spagna del siglo de oro da Teresa de Jesùs , estesa anche al ramo maschile dell'Ordine, non solo continua ancora oggi ma appella alla riforma continua dei suoi membri, necessaria perché ogni generazione di scalzi sia fondatore per quelli che verranno dopo.
I Carmelitani
Al tempo del regno latino di Gerusalemme (secc. XII-XIII) esistevano monasteri bizantini presso la “Grotta d’Elia” sul pendio del promontorio del Carmelo. Oltre ai monaci bizantini, nelle grotte naturali della Montagna, si stabilirono anche alcuni eremiti. La memoria del Profeta entrò tanto nell’immaginario degli eremiti, che si diffuse la leggenda che, oltre ad Elia , Eliseo e i figli dei profeti, anche san Giovanni Battista fosse un eremita del Carmelo.
Tra il 1192 e il 1209, con l’esito vittorioso delle crociate, non pochi soldati e pellegrini europei trovarono i luoghi ideali per ritirarsi dal mondo e donarsi alla sequela di Cristo. Così alcuni, affascinati dall’epopea del profeta Elia scelsero il Wadi es-Siah per consacrarsi al servizio della Madonna sul Monte Carmelo: si chiamarono perciò “Eremiti del Carmelo” (o “Eremiti Latini”).
La vita degli eremiti nelle grotte del Carmelo era semplice: da soli, lungo la settimana, pregavano e lavoravano artigianalmente e coltivavano la terra; si radunavano il sabato e la Domenica per la liturgia comune.
Per evitare di essere esposti all’emarginazione da parte delle autorità militari, politiche ed ecclesiastiche, gli eremiti latini del Monte Carmelo chiesero e ottennero una ‘formula di vita’ dal loro vescovo Alberto, patriarca di Gerusalemme, che li costituì in “collegium”, e diede peso pubblico al loro vincolo d’obbedienza che professavano al priore. L’effetto giuridico dell’intervento di sant’Alberto fu decisivo: esso mutò la condizione degli eremiti da associazione volontaria a fraternità sotto la giurisdizione ecclesiastica. La Regola (1207 ca.) venne poi legittimata dal Papa Onorio III (1226) e riconfermata da Papa Gregorio IX (1229).
Il loro arrivo in Europa risale al 1235, anno in cui due religiosi ottennero il permesso di fondare una casa a Valencienne, in Francia. L’immigrazione generale, però, ebbe luogo a partire dal 1238 quando la Terra Santa veniva progressivamente rioccupata dai Musulmani: l’esodo dei Carmelitani verso l’Europa fu quasi totale. Qui dovettero adattarsi a nuove condizioni di vita: si riavvicinarono alle città e si profilò una certa vita comunitaria. Si rivolsero quindi al Papa Innocenzo IV, per adattare la Regola Primitiva alla nuova situazione culturale e sociale: da eremita l’Ordine si trasforma in mendicante, sull’esempio dei Francescani e Domenicani, passando così dall’eremo al convento. Il primo ottobre 1247, Papa Innocenzo IV pubblicò la Regola Modificata dei Carmelitani. L’architettura primitiva subisce qualche ritocco importante, ma resta l’ispirazione primitiva.

I Carmelitani scalzi
Movimenti di riforma dell’Ordine iniziarono già nella seconda metà del secolo XV (Mantova e Albi). È in questo periodo che, sotto il Padre Generale Giovanni Soreth (1394-1471), vennero fondate le Monache Carmelitane.
La riforma che ebbe maggiore sviluppo fu però quella avviata in Spagna da santa Teresa di Gesù : fondando ad Avila nel 1562 il monastero di san Giuseppe. La riforma teresiana, fondata su orazione, zelo apostolico e centralità della vita comunitaria, si estese secondo le intenzioni di Teresa anche al ramo maschile dell’Ordine, grazie all’adesione di san Giovanni della Croce (Duruelo 1568). Non compresa e non accettata da parte dell’Ordine, la riforma dovette chiedere a Roma la separazione giuridica (1593). Da allora esistono due famiglie religiose: i Carmelitani dell’Antica Osservanza (detti anche Calzati) e i Carmelitani Scalzi o Teresiani, ciascuna con Costituzioni e un governo proprio.
Nel 1600, i Carmelitani Scalzi d’Italia venivano eretti da Clemente VIII nella Congregazione di san Elia, che assumeva un marcato carattere missionario, in tutto indipendente dal ramo che invece faceva capo agli Scalzi di Spagna.
Già due anni dopo la morte di santa Teresa (1582), i Carmelitani Scalzi giungevano a Genova per fondare il primo convento dell’Ordine fuori di Spagna; animatore dell’impresa fu p. Nicolò Doria. Da questo convento di Sant’Anna il Carmelo teresiano si diffuse in tutta Europa, mentre negli stessi anni dalla Spagna e dal Portogallo gli Scalzi partivano per fondare in America Latina.

Regola "Primitiva"
dell’Ordine della B. Vergine Maria del Monte Carmelo data da S. Alberto, Patriarca di Gerusalemme, corretta, emendata e confermata da Innocenzo IV

[1] Alberto, per grazia di Dio chiamato patriarca della chiesa di Gerusalemme, ai diletti figli in Cristo B[rocardo] e agli altri eremiti che sotto la sua obbedienza dimorano sul monte Carmelo, presso la fonte [di Elia], salute nel Signore e benedizione dello Spirito Santo.
[2] Più volte e in vari modi [cfr Eb l, l] i Santi Padri hanno stabilito come chiunque, appartenga a questo o a quell’Ordine, seguendo qualsiasi forma di vita religiosa, debba vivere nell’ossequio di Gesù Cristo [cfr 2 Cor 10,5] e a lui servire fedelmente con cuore puro e buona coscienza [cfr 1 Tm 1, 5]. Ma poiché ci chiedete che in corrispondenza col vostro ideale vi fissiamo una norma di vita che possiate in avvenire osservare:

[Del priore e delle tre cose da promettere a lui]

[3] Stabiliamo per prima cosa che venga tra voi eletto un priore col consenso unanime di tutti o della parte più numerosa e più valida. Ognuno a lui prometta obbedienza, impegnandosi a vivere veramente con le opere [cfr 1 Gv 3, 18], insieme alla castità alla rinuncia della proprietà.

[La scelta dei posti dove risiedere]

[4] Potrete fissare la vostra residenza in posti eremitici o in altri luoghi che vi siano donati, purché rispondano idoneamente al vostro stile di vita religiosa e siano giudicati adatti dal priore e dai fratelli.

[Le celle dei fratelli]

[5] Inoltre, tenuta presente l’ubicazione del posto scelto ad abitazione, ciascuno di voi abbia la cella separata, secondo l’assegnazione fatta ad ognuno dal priore, col consenso degli altri fratelli o della parte più valida.

[La mensa comune]

[6] Tuttavia questo avvenga in modo che possiate mangiare in un refettorio comune quanto vi sarà distribuito, ascoltando insieme, dove si può realizzare senza difficoltà, qualche brano della Sacra Scrittura.

[L’autorità del priore]

[7] Non sarà lecito a nessun fratello, senza il consenso del priore in carica, di cambiare con un altro il posto che gli è stato assegnato.
La cella del priore si trovi vicino all’ingresso, affinché egli possa andare incontro per primo a coloro che vengono, e secondo la sua volontà e le sue disposizioni sia fatto tutto quanto si deve fare.

[La preghiera continua]

[8] A meno che non sia occupato in altre legittime attività, ciascuno rimanga nella sua celletta o accanto ad essa, meditando giorno e notte la legge del Signore [cfr Sal 1,2; Gs l,8] e vegliando in preghiera [cfr 1 Pt 4, 7]

[Le Ore canoniche]

[9] Coloro che coi chierici sanno recitare le Ore canoniche, le recitino secondo le prescrizioni dei santi Padri e la legittima consuetudine della Chiesa.
Coloro che non sanno farlo, invece, dicano venticinque Pater Noster nelle vigilie notturne, eccettuate le domeniche ed i giorni solenni, nelle cui vigilie prescriviamo che detto numero sia duplicato, in maniera che si dicano cinquanta Pater Noster. La stessa preghiera, poi, si dirà sette volte alle Lodi del mattino, come si reciterà sette volte per ciascuna delle Ore, ad eccezione del Vespro, per il quale si dovrà dire quindici volte.

[Proibizione di possedere proprietà]

[10] Nessun fratello dica di avere qualcosa di proprio, ma tra voi tutto sia comune [cfr At 4, 32; 2, 443, e a ciascuno venga distribuito per mano del priore - o meglio del fratello da lui incaricato, secondo le necessità di ognuno [cfr At 4, 35], tenendo conto dell’età dei bisogni dei singoli.

[Cosa può possedere la comunità]

[11] Se sarà necessario, potrete possedere degli asini o dei muli, come anche allevare qualche animale o volatile.

[L’oratorio e il culto a Dio]

[12] L’oratorio, per quanto è possibile, sarà costruito in mezzo alle celle, e in esso, se potrà farsi comodamente, dovrete riunirvi ogni mattino per partecipare alla celebrazione della Messa.

[Le riunioni e la correzione dei fratelli]

[13] La domenica o in altro giorno, se è necessario, vi intratterrete su quanto riguarda la custodia dello spirito dell’Ordine e la salute spirituale. In tali riunioni siano corrette con carità le colpe e le mancanze eventualmente riscontrate nei fratelli.

[Il digiuno]

[14] Dalla festa dell’Esaltazione della santa Croce fino alla Domenica di Risurrezione del Signore, digiunerete ogni giorno, eccettuate le domeniche, salvo che malattia, debolezza fisica o altra giusta causa non consiglino di tralasciare il digiuno, poiché la necessità non ha legge.

[L’astinenza dalla carne]

[15] Vi asterrete dal mangiare carne, a meno che non dobbiate prenderne a causa di malattia o di debolezza.
E poiché in viaggio dovete piuttosto spesso domandare la carità, per non essere di peso a coloro che vi danno ospitalità, fuori delle vostre case potrete cibarvi con alimenti preparati con carne. E anche viaggiando per mare potrete mangiare carne.

[Esortazioni]

[16] Ma poiché sulla terra la vita dell’uomo è una prova [cfr Gb 7, I ] e coloro che vogliono piamente vivere in Cristo devono soffrire persecuzione [cfr 2 Tm 3, 12], e il diavolo, vostro nemico, va in giro come leone ruggente in cerca della preda da divorare [cfr 1 Pt 5, 8], cercate con ogni cura di rivestire l’armatura di Dio, in modo da poter resistere alle insidie dell’avversario [cfr Ef 6, 11].
I vostri fianchi siano cinti col cingolo della castità [cfr. Ef 6, 14]; il petto difeso da pensieri santi, poiché sta scritto: “Un pensiero santo ti custodirà” [Pr 2, 11, sec. i LXX]. Dovete indossare la corazza della giustizia [cfr Ef 6, 14], per poter amare il Signore, Dio vostro, con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la forza [cfr Dt 6, 5]e il vostro prossimo come voi stessi [cfr Mt 19, 19; 22, 37. 39].
Dovete sempre imbracciare lo scudo della fede, col quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del maligno [cfr Ef 6,16]. Infatti, senza la fede è impossibile piacere a Dio [cfr Eb 11,6]. Sul capo vi porrete 1’elmo della salvezza [cfr Ef 6, 17], affinché attendiate la salvezza dall’unico Salvatore, che salva il suo popolo dal peccato [cfr Mt 1,21].
La spada dello spirito, poi, cioè la parola di Dio [cfr Ef 6, 17], sia abbondantemente [cfr Col 3, 16] nella vostra bocca e nei vostri cuori [cfr Rm 10, 8], e tutto quello che dovete fare, fatelo nella parola del Signore [cfr. Col 3, 17; 1 Cor 10,31].

[Il lavoro]

[17] Dovete attendere a qualche lavoro, affinché il diavolo vi trovi sempre occupati, né a causa del vostro ozio riesca a trovare qualche via d’ingresso alle vostre anime. In questo avete l’insegnamento e l’esempio del beato apostolo Paolo, per bocca del quale parlava Cristo [cfr 2 Cor 13, 3]: se seguirete lui, scelto da Dio predicatore e maestro delle genti nella fede e nella verità [cfr 1 Tm 2, 7], non potrete sbagliare.
Egli ha detto: “ Fra voi... abbiamo lavorato con fatica e sforzo notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darvi noi stessi come esempio da imitare. E infatti, quando eravamo presso di voi, vi demmo questa regola: chi non vuol lavorare, neppure mangi. Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono disordinatamente, senza far nulla e in continua agitazione. A questi tali ordiniamo, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, di mangiare il proprio pane lavorando in pace” [2 Ts 3, 7-12]. Questa via e santa e buona: camminate in essa [cfr Is 30, 21]

[Il silenzio]

[18] L’Apostolo raccomanda pure il silenzio: prescrive infatti che mentre si lavora, lo si osservi [cfr 2 Ts 3, 12]. Anche il Profeta afferma: “ Il silenzio è il custode della giustizia” [cfr Is 32, 17]. E inoltre: ”Nel silenzio è nella speranza sarà la vostra fortezza” [cfr Is 30,15].
Perciò stabiliamo che dalla fine di Compieta sino a dopo Prima del giorno seguente osserviate il silenzio. Durante il resto del tempo, sebbene non si esiga il silenzio con tanto rigore, tuttavia si eviti con molta diligenza di parlare troppo. Infatti, come sta scritto e come non meno insegna l’esperienza: “Quando si parla molto, non manca la colpa “ [Pr 10, 19], e: “Chi e irriflessivo nel parlare, ne avrà danno” [Pr 13, 3]. E inoltre, chi parla molto, ferisce la propria anima [cfr Sir 20, 8]. E il Signore nel vangelo dice: “Di ogni parola oziosa che avranno detto, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio”. [Mt 12,36].
Perciò ciascuno pesi le sue parole e ponga un freno alla sua bocca, affinché con la propria lingua non abbia a scivolare e a cadere, e la sua caduta sia insanabile e lo porti alla morte [cfr Sir 28, 29-30]. Col Profeta custodisca le sue vie per non peccare con la lingua [cfr Sal 38, 2], impegnandosi diligentemente e attentamente a custodire il silenzio, in cui e riposto il culto della giustizia [cfr Is 32, 17].

[Esortazione al priore perché sia umile]

[19] Tu, fratello B[rocardo], e chiunque dopo di te verrà costituito priore, abbiate sempre in mente ed osservate con le opere quanto il Signore dice nel Vangelo: “Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti” [Mc 10, 43-44; cfr Mt 20, 26-27].

[Monito ai fratelli perché onorino il priore]

[20] E anche voi, fratelli, onorate umilmente il vostro priore, più che a lui pensando a Cristo che lo volle vostro superiore e che a coloro che nelle chiese esercitano l’autorità ha detto: “Chi ascolta voi, ascolta me e chi disprezza voi disprezza me” [Lc 10, 16]. Così non sarete chiamati a giudizio per averlo disprezzato, ma per la vostra obbedienza meriterete il premio della vita eterna.

[Conclusione]

[21] Vi abbiamo scritto queste cose brevemente, fissando per voi una norma di vita, secondo la quale dovrete vivere.
Se poi qualcuno farà di più, il Signore stesso, quando tornerà, lo ricompenserà. Tuttavia si comporti con discrezione, moderatrice della virtù

Spiritualità mariana
Tratto specifico della spiritualità carmelitana, l'icona di Maria contemplata come Signora e Madre ma anche Sorella, diventa il riferimento per imparare a vivere il proprio personale cammino di sequela di Cristo lasciandosi plasmare dagli atteggiamenti della Vergine: stupore, disponibilità, ascolto della Parola, capacità di sopportazione, ricerca inesausta del figlio (da quando piccolo si perse al tempio, a quando iniziò a predicare tra le folle suscitando non poco rumore, a quando, abbandonato a morire da solo, trovò le braccia della madre pronte ad accoglierne il corpo).
Maria ha vissuto fino in fondo la sua avventura da credente, ha imparato a lasciarsi guidare dallo Spirito nella comprensione del disegno del Padre, è rimasta fedele all'amore che le aveva toccato il ventre e trasformato la vita. Con questi occhi il carmelitano cerca in Maria una guida, un aiuto, un esempioper diventare anch'egli, come diceva Elisabetta della Trinità, un'umanità aggiunta a quella del Figlio.
Maria e il Carmelo
Maria è al Carmelo un mistero di presenza e di imitazione, e secondo l’immagine biblica divenuta tradizionale nell’Ordine: Maria è la bellezza del Carmelo. Questo luogo, già ammirato nei tempi antichi, che significa etimologicamente giardino, rinvia alla vita spirituale: Maria è il giardino di Dio. I primi eremiti furono affascinati dalla sua trasparenza: bella della gloria del Verbo.

Più Maria diventa la Regina della mia vita, più lo Spirito diventa la mia vita. In curioso impeto d’amore fiducioso ed ammirato, tutto carmelitano, Teresa di Gesù Bambino lasciava come suo ultimo scritto:
"O Maria se tu fossi Teresa
e io la Regina del cielo,
vorrei essere Teresa
perché tu sia la Regina del cielo
".

Il Carmelo è tutto mariano.
È tutto proteso a vivere con Maria tutti i misteri del Figlio suo Gesù.

Flos Carmeli (FIOR DEL CARMELO)
 
Fior del Carmelo, vite fiorita,
splendore del cielo,
tu solamente sei vergine e madre.

Madre mite, pura nel cuore,
ai figli tuoi sii propizia,
stella del mare.

Ceppo di Jesse, che produce il fiore,
a noi concedi di rimanere
con te per sempre.

Giglio cresciuto tra alte spine,
conserva pure le menti fragili
e dona aiuto.

Forte armatura dei combattenti,
la guerra infuria, poni a difesa
lo scapolare.

Nell’incertezza dacci consiglio,
nella sventura, dal cielo impetra
consolazione.

Madre e Signora del tuo Carmelo,
di quella gioia che ti rapisce
sazia i cuori.

O chiave e porta del Paradiso,
fa’ che giungiamo dove di gloria
sei coronata. Amen.

Devozione nei secoli
Il Carmelo è una catena montuosa della lunghezza di oltre 25 km, che si estende dal golfo di Haifa, sul Mediterraneo, fino alla pianura di Esdrelon, in Palestina. L’altezza massima raggiunge i 546 metri.
Nella sacra Scrittura è ricordato per la sua vegetazione lussureggiante, e diventa quindi simbolo di bellezza e fecondità.La tradizione, confermata dal nome che ancora gli danno gli arabi (Gebel Mar Elyas), lo lega al profeta Elia , benché la Bibbia ponga il profeta in relazione col Carmelo una sola volta (1 Re 18,19-46).
Su questo monte, già spiritualmente collegato ad Elia nella tradizione, nella seconda metà del XII secolo iniziano un'esperienza eremitica alcuni "devoti Deo peregrini" occidentali, legati alle ultime crociate del secolo, che furono riuniti in comunità da Sant’Alberto Avogadro, patriarca di Gerusalemme (1206-1214), che diede loro anche la Regola .
Questi "fratelli del Carmelo" vivevano accanto a "una piccola chiesa dedicata a nostra Signora", e verso la fine del secolo XIII, un pellegrino di passaggio al Monte Carmelo poteva scrivere: "Sulle pendici di questo monte Carmelo dimorano gli eremiti latini che sono chiamati Fratelli del Carmelo. Vi hanno costruito una graziosa piccola chiesa dedicata alla Madonna".
E così risulta che i primi Carmelitani si sono votati fin dalle origini alla protezione di Maria. Senza dubbio vedevano in Lei il perfetto modello della loro vita contemplativa.
Il gruppo dei "fratelli", tornati nel '200 in Europa, si chiamava già "Ordine di Santa Maria del monte Carmelo", secondo il titolo - certamente già in uso - che appare per la prima volta in un documento pontificio di Innocenzo IV (1252).
È fuor di dubbio che già nella prima metà del XIII secolo l’Ordine è mariano, fondato in onore della Vergine, e che i religiosi si professano particolarmente dedicati alla Madre di Dio. Tale dedicazione - espressa fondamentalmente nella scelta di Maria quale "Signora" del primo "luogo" sul Carmelo - costituiva i "fratelli" persone poste al Suo totale servizio, che si esprimeva nella vita in molti segni di culto comunitario e privato.
Si può dire che la Vergine "del monte Carmelo", come viene sentita, venerata, contemplata dai suoi "fratelli" e da quanti in seguito parteciperanno alla loro vita religiosi, "confratres", terziari, è al centro dell’esperienza spirituale del gruppo costituitosi in Terra Santa, con il fine della perfezione evangelica, in una solitudine contemplativa centrata sulla preghiera continua e l’ascolto della Parola, in un clima di semplicità, povertà e lavoro, come la vita di Maria a Nazareth.
Senza voler accentuare troppo, si direbbe che i "fratelli del Carmelo" guardano a Maria di Nazareth, "ancella del Signore", come all’ispiratrice, guida, signora della vita. Per questo la sentiranno madre e sorella insieme, in un’atmosfera d’intimità orientata a vivere in pienezza la vita teologale "nel servizio di Cristo", in un clima di semplicità e di austerità. Il riferimento, che nel nome della Madonna si dà al monte (Madonna del Monte Carmelo), è semplicemente geografico-storico, quale indicazione del luogo dove i frati sono nati.
Per questo, in origine, il titolo "Santa Maria del monte Carmelo" non si riferisce ad una immagine speciale o ad un aspetto nuovo di culto. Tanto è vero che nella manifestazione concreta della loro "pietà", espressa subito anche nei titoli delle varie chiese, i Carmelitani accentueranno per lo più gli aspetti della Maternità divina, della Verginità, dell’Immacolata concezione, dell’Annunciazione.
Perciò, nella tradizione primitiva, "S. Maria del monte Carmelo" è semplicemente la Madonna del Vangelo, la purissima vergine Maria, che accoglie e custodisce la Parola e col suo "si" diventa madre del Figlio di Dio fatto uomo.
Della razza di questi primi fratelli Eremiti sono i Carmelitani e le Carmelitane, tutti uniti nello sforzo di guardare a Dio, con Maria, come Maria. Talmente vivono in sua compagnia che la chiameranno ben presto "sorella".
2010 © Santuario Divina Maternità - Casa di Preghiera dei Padri Carmelitani Scalzi - Concesa di Trezzo sull'Adda (MI)